Gli strani magheggi del Sole 24 Ore per attaccare gli Agenti di commercio


Gli strani magheggi del Sole 24 Ore per attaccare gli Agenti di commercio

Antonello Marzolla è il segretario generale dell’Usarci, il sindacato degli agenti di commercio.  Quindi non stupisce che, nel suo intervento che leggerete qui sotto, difende la categoria dalle accuse del Sole 24 Ore a proposito di evasione fiscale. Il problema è che, a differenza di chi ha scritto l’articolo per il quotidiano di Confindustria, Marzolla utilizza dati e analisi per spiegare una situazione che, se assomigliasse a quella descritta dal Sole, vedrebbe come primi colpevoli proprio gli industriali e gli altri imprenditori. Che invece, curiosamente, sfuggono all’attacco del giornale contro la categoria.  Ma, come sottolinea il segretario dell’Usarci, la qualità dell’informazione è drammaticamente crollata negli ultimi anni.

Lo scorso 28 maggio, sulle pagine del “Il Sole 24 ore” all’interno della rubrica Fisco e Contribuenti è stato pubblicato un articolo a piena pagina firmato da Giovanni Parente e Gianni Trovati dal titolo “Evasione, la nuova mappa del rischio: più infedeli Ambulanti, Concessionari e Agenti di commercio”.

Confesso che dopo averlo letto ho pensato che lo scritto non meritasse nemmeno una risposta. Quello che ho letto sul giornale di Confindustria era a mio giudizio la rappresentazione plastica del famoso detto “il bue dà del cornuto all’asino”.

Mi sarei aspettato un minimo di riflessione, di ragionamento, invece no!

Gli Agenti di commercio sbattuti su tre colonne tra i contribuenti infedeli, senza un commento, senza approfondire la questione.

A suo tempo “Il Sole 24 ore” era una bibbia per gli addetti ai lavori ed i giornalisti approfondivano le notizie, cercavano e domandavano. Ora spiattellano dati senza ricercare alcun riscontro.

Tutto questo mi ha indotto a scrivere una risposta a “Il Sole 24 ore”, ai giornalisti che hanno riportato l’articolo, ma soprattutto voglio rivolgermi alla Categoria degli Agenti di commercio, infedeli pagatori di imposte.

Farò un ragionamento semplicissimo, seguitemi: come può un Agente di commercio evadere delle imposte?

Lo può fare solamente facendo del nero.

Ma “nero” di cosa? Ovviamente delle provvigioni.

Ma se un Agente di commercio percepisce delle provvigioni in nero vuol dire che le aziende che rappresenta fanno vendite in nero. Ovvio, semplice, indiscutibile

Un agente non può percepire provvigioni in nero da affari fatturati regolarmente ai clienti, e credo che su questo ci sia poco da discutere.

Quindi se un agente di commercio evade allora evade anche l’azienda, ma anche il cliente che acquista paga la merce in nero, altrimenti non ci sarebbe danaro in nero; perché chi lo fornisce è il cliente finale.

La catena degli evasori si ingrandisce, il cliente paga in nero, la mandante vende ed incassa in nero e dà all’agente le provvigioni in nero.

Non è complicato capirlo, quindi tra i contribuenti più infedeli bisogna aggiungerci le imprese e i clienti, altrimenti la cosa non funziona.

Quindi il giornale di Confindustria e anche l’Amministrazione Finanziaria, come in tutte le indagini che si rispettino per sostenere un’accusa dovrebbe seguire il denaro, vedere da dove arriva e dove finisce, altrimenti quei dati sono aritmetica sbagliata.

Ma c’è di più, perché chi scrive articoli e chi incolonna dati dovrebbe sapere che gli Agenti di commercio e le loro mandanti devono versare il contributo previdenziale paritetico obbligatorio all’Enasarco.

Quindi vendi, la mandante fattura e consegna, il cliente paga e la mandante riceve dall’Agente la fattura delle provvigioni maturate e su quelle versa la previdenza Enasarco.

Semplice, ma ora c’è il colpo di scena.

Sì perché l’Enasarco ci dice che il reddito per provvigioni cresce, ovvero gli Agenti di commercio italiani guadagnano più soldi che negli anni passati e quindi versano più contributi.

Ma allora come è possibile che i dati stampati su “Il sole 24 Ore” siano veritieri, se l’Enasarco, Ente controllato dal Ministero del lavoro, da quello dell’Economia,  dalla Corte dei Conti e anche dalla Categoria possa dire una cosa che diverge diametralmente dai dati riportati sul giornale degli imprenditori.

Non è che forse sono sbagliati i dati rilevati dall’Amministrazione Finanziaria e riportati poi dal quotidiano degli Industriali?

Provo a fare un esempio, supponiamo che un Agente ottenga da un cliente un ordine di 100, in nero. Il cliente pagherà l’azienda produttrice 100 in nero e all’agente spetterà una provvigione, supponiamo dell’8 per cento in nero.

Bene ora, visto che gli agenti di commercio sono “infedeli” nel dichiarare i propri redditi, anche se l’Enasarco ci dice il contrario, calcolate chi è più infedele.

Questa dell’infedeltà fiscale degli Agenti di commercio è una bufala colossale anche tenuto conto che gli agenti di commercio lavorano per aziende commerciali, industriali, artigiane. Fosse vero il “giro” degli infedeli si allargherebbe a macchia d’olio.

A questo punto però dobbiamo domandarci da dove arrivano i numeri pubblicati dall’Amministrazione finanziaria, quelli che servono a determinare gli “indici sintetici di affidabilità”.

Ad intorbidire i dati ci hanno pensato i codici ATECO che hanno accorpato Agenti di commercio e procacciatori d’affari, questi ultimi, nella stragrande maggioranza, veri e propri agenti irregolari, non in possesso dei requisiti di legge, non iscritti negli elenchi speciali tenuti dalle Camere di Commercio e nemmeno iscritti all’Enasarco.

Si stima che i procacciatori d’affari siano circa 50.000, tutti intermediari che operano per imprese mandanti che non applicano le norme contrattuali degli Agenti di commercio, quindi zero tutele, ed evadono in questo modo la contribuzione previdenziale Enasarco.

Ecco servito l’Indice Sintetico di Affidabilità di una Categoria che se vuole vedere le provvigioni le deve fatturare.

Ecco come costruire una Categoria di fiscalmente infedeli pronti ad essere i destinatari di una pioggia di accertamenti.

Sono sinceramente preoccupato e deluso da chi dovrebbe fabbricare indici veritieri circoscritti e logici e anche da chi, sulle pagine del principale quotidiano della Confindustria avrebbe potuto cercare dei “perché” anziché sbattere a piena pagine un titolo che colpevolizza un’intera Categoria senza la quale economia e Pil andrebbero a farsi benedire.

Antonello Marzolla

Fonte Electomagazine