Per risolvere il conflitto, bisogna cambiare il modo in cui si usa il CRM. Le aziende devono chiedere solo i dati essenziali e lasciare all’agente lo spazio per gestire il cliente in modo umano. La burocrazia deve essere ridotta al minimo.
Inoltre, l’agente deve ricevere informazioni utili in cambio dei dati che inserisce. Report personalizzati, suggerimenti su prodotti correlati e lead profilati possono essere molto utili.
Un CRM ben compilato può anche essere una difesa per l’agente, documentando il lavoro svolto e proteggendo la sua professionalità, il CRM deve avere la possibilità per l’agente di scaricare e salvare i dati inseriti, non lasciarli alla sola mercè della mandante.
La sfida per il futuro è fondere la libertà dell’agente con la tecnologia. L’agente del futuro non è un inseritore di dati, ma un professionista che usa il CRM per lavorare meglio e con meno stress.
Il CRM può smettere di essere un obbligo se l’agente si accorge che può usarlo per vendere meglio e lavorare con più efficacia. È tempo di passare dal controllo alla collaborazione.
È lecito, comunque, chiedersi se le aziende abbiano pienamente maturato la cultura dell’autonomia che il ruolo dell’agente richiede. Il rischio, talvolta, è che si tenda a replicare modelli di gestione tipici del lavoro dipendente, omettendo però di riconoscerne i diritti correlati, snaturando così l’essenza stessa del contratto di agenzia.
Giovanni Di Pietro