Caso Regeni, condannati tre 007 egiziani e uno assolto per sequestro: cade accusa omicidio
(Adnkronos) - I giudici della Prima Corte di Assise di Roma, dopo una camera di consiglio durata oltre otto ore, hanno condannato tre 007 egiziani imputati nel processo per il sequestro Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Caduta invece l’accusa di omicidio che era contestata a uno degli imputati.
Ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono stati inflitti dieci anni mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto. In aula, oltre alla famiglia Regeni e il loro legale, l’avvocato Alessandra Ballerini, e al pm titolare dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, e il procuratore capo Francesco Lo Voi.
La prima Corte di Assise di Roma con la sentenza emessa oggi ha assegnato una provvisionale immediatamente esecutiva a carico dei condannati di 200mila euro a testa per il padre e la madre di Giulio Regeni, 100mila euro per la sorella Irene e della somma di 150mila euro per la presidenza del Consiglio dei ministri. I tre 007 egiziani sono stati condannati inoltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali a favore della famiglia Regeni e della presidenza del Consiglio da stabilirsi in sede civile.
"Dovremo attendere le motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d'Assise, credo si possa dire che la parte sostanziale dell'impianto accusatorio ha retto" ha detto il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi dopo la sentenza del caso Regeni. "Ci sono state tre condanne su quattro anche se non per tutti reati, per una attività che era stata posta in essere da persone legate allo stato egiziano. Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell'autorità egiziane. Siamo soddisfatti - ha aggiunto Lo Voi - per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito. Siamo riusciti, attivando anche la Corte Costituzionale a procedere e a svolgere un processo davanti a una Corte d'Assise autonoma e indipendente in presenza della quale anche gli imputati assenti sono stati egregiamente rappresentati".
“E’ evidente che l'impianto probatorio, sostenuto dalla procura, ha superato il vaglio della Corte. Dovremo evidentemente leggere le motivazioni ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta" ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini legale della famiglia di Giulio Regeni dopo la sentenza della Corte di Assise. "Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi”. “Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi - ha detto ancora - non solo a tutela delle legittime aspettative dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale. Queste le parole del nostro presidente Sergio Mattarella nel messaggio inviato alla famiglia Regeni per il decimo anniversario della scomparsa di Giulio. Queste parole oggi hanno trovato concretezza in una sentenza emessa nel nome del popolo italiano che costituisce un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo. Ed è questo presidio che abbiamo sempre chiesto e invocato al di là delle singole condanne”.
“Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amici”, aggiunge la legale, che continua: “Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio che anche oggi ha fatto cose". (VIDEO)
Dopo la sentenza della Corte d'Assise sul caso Regeni, le opposizioni chiedono al ministro degli Esteri Antonio Tajani un'informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla sentenza e quali sono i rapporti che si avranno d'ora in poi con l'Egitto.
Nicola Fratoianni, co-leader di Avs, è il primo a prendere la parola in aula. "Vogliamo sapere che cosa intende fare il nostro governo - dice il deputato rossoverde - e deve essere chiaro fin da ora che il nostro governo deve pretendere che quella sentenza possa essere eseguita e che, qualora il governo egiziano dovesse ancora una volta girarsi dall'altra parte, occorrerà ridiscutere e rimettere pesantemente seriamente in discussione le nostre relazioni con quel regime. Non tollereremo, lo diciamo fin da ora, ancora una volta che di fronte all'ostinata indisponibilità del regime egiziano a collaborare ci siano spallucce in nome magari di interessi più grandi, gli interessi commerciali che già troppe volte hanno impedito di fare ciò che era giusto ai governi che questi anni si sono succeduti".
Si associano alla richiesta anche il Partito democratico, con Debora Serracchiani. "Quello non fu un incidente, ma un omicidio, e tutto il Paese, i genitori, il Parlamento vogliono sapere cosa farà il governo", afferma la deputata dem insieme ad Azione con Fabrizio Benzoni e al Movimento 5 stelle con Dario Carotenuto.
"C'è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c'è stata una condanna, non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone". Così il ministro degli Esteri rispondendo a una domanda sulla sentenza riguardo il caso Regeni a margine di un evento a Milano.
"E' stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c'è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile".
Rispondendo a una domanda se c'è stata collaborazione da parte del governo egiziano per l'individuazione dei colpevoli, Tajani ha risposto: "Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso".
