Guerriglia a Milano, notte di attesa per i genitori dei fermati: "Metà sono minori... l'altra metà pirla"
(Adnkronos) - La guerriglia urbana non lascia solo macerie sulle strade e basta sostare (la scorsa notte) davanti alla Questura di Milano, dove i fermati vengono portati per essere identificati, per vedere i volti dei genitori di chi si ritrova davanti a via Fatebenefratelli senza sapere esattamente cosa aspettarsi. Ci sono mamme e papà, fratelli e amici, la diversità di toni e abiti si nota, ma ciò che è identico è lo smarrimento o la paura.
In attesa che gli agenti in borghese leggano i nomi di chi può entrare, una madre è quella visibilmente più nervosa. "Non sanno neanche di essere al mondo e vanno a manifestare... per la scuola (il corteo in realtà è contro il caro vita, ndr.)…ed è iscritto alla privata" dice tra stupore e ignara ironia a un'amica che accanto a sé ha il figlio minorenne. Inutile il tentativo del giovane innocente di fare lo spavaldo o di mostrare qualche video della guerriglia su TikTok, la madre si gira e sentenzia: "Non fare il cretino...e domani inizi a lavorare". C'è chi fuma per ingannare l'ansia, c'è chi si interroga sulle responsabilità di chi è stato fermato e c'è anche un papà che varca l'ingresso della Questura in lacrime. Un padre risponde al telefono e prova a sintetizzare la situazione: "Metà dei fermati sono minori...l'altra metà sono pirla" dice prima di dover mettere giù per entrare e capire di cosa è accusato suo figlio.
Agli increduli genitori i poliziotti rispondono con calma: "Sono sicuro sia lui...stava devastando una vetrina e si è abbassato il passamontagna". L'ultima parola fa impallidire i familiari e lascia perplesso chi ascolta. I cognomi che vengono letti sono in gran parte di maggiorenni italiani, sono i minori - l'altra metà dei circa 60 fermati - quelli che hanno situazioni familiari più fragili. Agli stessi agenti che li hanno fermati mentre sfondavano la vetrina di un negozio di abbigliamento sportivo a pochi passi da San Babila (Video dell'assalto al negozio), raccontano (forse mentendo) di arrivare da una comunità di Cologno Monzese. "Stanotte ci faremo comunità per comunità per ritrovare le facce dei video..." dice con stanchezza un poliziotto lasciando intendere, se ce ne fosse bisogno, che di fermi ce ne saranno altri nei prossimi giorni.
