Via delle Sette Chiese, 144 - 00145 Roma
800 616 191
info.agenti@usarci.it

Pizzaballa, concesso accesso al Santo Sepolcro. Polizia: "Cerimonie Pasqua solo simboliche"

Pizzaballa, concesso accesso al Santo Sepolcro. Polizia: "Cerimonie Pasqua solo simboliche"

(Adnkronos) - La polizia israeliana, dopo aver impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa e a padre Francesco Ielpo di raggiungere il Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme nella Città Vecchia di Gerusalemme, ha autorizzato oggi le cerimonie pasquali solo in forma “simbolica e limitata” per motivi di sicurezza legati all’Operazione ‘Roaring Lion’. 

La polizia israeliana in un post su X spiega che a seguito di "un proficuo incontro" con il cardinale Pizzaballa, è stato "definito un quadro reciproco per le prossime cerimonie pasquali". A causa della complessa realtà di sicurezza dell’Operazione 'Roaring Lion', sono quindi autorizzate cerimonie nella sola "forma simbolica e limitata", inclusa quella del "Santo Fuoco". "Questo coordinamentio assicura che la libertà di culto sia mantenuta accanto al nostro dovere comune e primario: la protezione della vita umana", afferma ancora la polizia israeliana, ricordando che "nelle ultime settimane, missili e detriti iraniani hanno colpito la Città Vecchia. Queste restrizioni salvavita sono una risposta diretta a un pericolo reale e presente per tutti i fedeli". 

Nella tarda serata di ieri, era stato lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu su X ad annunciare di aver "dato istruzioni alle autorità competenti affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme".  

Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa confermano che "le questioni riguardanti la Settimana Santa e le celebrazioni di Pasqua presso la Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la polizia israeliana, l'accesso per i rappresentanti delle Chiese è stato assicurato al fine di condurre le liturgie e le cerimonie e per preservare le antiche tradizioni pasquali presso la Chiesa del Santo Sepolcro". "Naturalmente, e alla luce dell'attuale stato di guerra, le restrizioni esistenti sui raduni pubblici rimangono in vigore per il momento - sottolinea in una nota il Patriarcato di Gerusalemme - Di conseguenza, le Chiese garantiranno che le liturgie e le preghiere siano trasmesse in diretta ai fedeli in Terra Santa e in tutto il mondo. Esprimiamo la nostra sincera gratitudine a sua eccellenza Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele, per la sua pronta attenzione e il suo prezioso intervento. Estendiamo anche il nostro apprezzamento ai capi di Stato e ai funzionari che hanno agito rapidamente per trasmettere le loro ferme posizioni, molti dei quali hanno contattato personalmente per esprimere la loro vicinanza e il loro sostegno. Desideriamo sottolineare che la fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni, ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri. Soprattutto in tempi di difficoltà e conflitto, come quelli attualmente sopportati, salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso". 

 

L’ambasciatore di Israele in Italia è stato convocato oggi alla Farnesina, a Roma, per chiarire quanto accaduto ieri. "Il Governo italiano ritiene assolutamente comprensibili e totalmente condivisibili le ragioni e le modalità di protesta che il cardinale Pizzaballa ha ritenuto di adottare; non ritiene che ulteriori commenti da parte di funzionari possano aiutare a far progredire il confronto", si legge in una nota diffusa dalla Farnesina dopo l'incontro tra Jonathan Peled, e la vice-segretaria generale e direttrice generale per gli Affari Politici, Cecilia Piccioni. Nel corso dell'incontro, precisa la nota, è stato fatto un punto aggiornato, dopo le nuove disposizioni date dal primo ministro, Benjamin Netanyahu. 

All'Ambasciatore israeliano è stato sottolineato come l’Italia richieda di rispettare l’esercizio della libertà religiosa, considerando tutti i credenti che in Gerusalemme vedono la culla della propria fede. E' stato altresì chiesto alle autorità israeliane di tutelare la presenza delle comunità cristiane a Gerusalemme e in Cisgiordania, comunità che svolgono un’importante azione di mediazione e promozione di dialogo e tolleranza. L’Italia è storicamente impegnata per la tutela e promozione della libertà di religione e di credo, anche in quanto paese di tutela dello status quo dei Luoghi Santi. 

Da parte sua, Peled ha dichiarato di aver avuto un incontro "molto aperto" alla Farnesina in merito alla questione. "Ogni incidente è un'occasione da cui imparare in seguito - ha ammesso Peled a Rtl 102.5 - Avremmo potuto agire tutti in modo diverso: magari anche le nostre forze di polizia… forse, però, il Patriarca è stato un po’ avventato. Il Governo italiano si è affrettato a condannare l’accaduto. Credo che tutti abbiamo imparato la lezione". 

"Abbiamo avuto un dialogo molto aperto e ho spiegato più o meno ciò che sto spiegando a voi, che ciò è avvenuto per motivi di sicurezza - ha spiegato l'ambasciatore, secondo quanto si legge sul sito dell'emittente radiofonica - ma aggiungo che ci rammarichiamo dell’incidente e che ora abbiamo trovato una soluzione affinché il Patriarca e la comunità cristiana possano, in numero molto ridotto, celebrare la Pasqua nonostante siano sotto attacco missilistico iraniano". 

"Non si è trattato - ha aggiunto - di una violazione della libertà di culto per il semplice motivo che né gli ebrei né i musulmani possono né potranno recarsi nella Città Santa di Gerusalemme mentre siamo sotto attacco missilistico iraniano". "La decisione - ha spiegato Peled - è stata presa per garantire la sicurezza del Patriarca e del suo popolo". 

"Questa è una guerra che non abbiamo mai vissuto prima, ma comprendiamo la delicatezza, il significato della Domenica delle Palme, l’importanza per il Patriarca - ha aggiunto l'ambasciatore - pertanto abbiamo raggiunto un accordo con lui oggi per consentire una partecipazione molto limitata alla Pasqua, nel rispetto di tutte le restrizioni e le misure di sicurezza". 

 

Ieri lo stesso cardinale Pizzaballa ha parlato di "fraintendimenti", definendo la "situazione molto complicata". "Non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto” ha detto in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. "È vero che la polizia – spiega il cardinale Pizzaballa - aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi, dove non c'è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l'idea della celebrazione nel Santo Sepolcro”. 

“Non ci sono stati scontri, - sottolinea ancora - tutto è stato fatto in maniera molto educata. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”. 

 

Secondo le autorità israeliane il provvedimento si sarebbe reso necessario per esigenze di sicurezza visti i continui attacchi missilistici compiuti dall'Iran. Negli ultimi giorni, sono caduti frammenti di missili nelle vicinanze della Città Vecchia rendendo necessaria la chiusura temporanea dei luoghi sacri a tutte le confessioni religiose. 

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha espresso rammarico per quanto accaduto, parlando di un "incidente", legato al contesto di forte tensione e ribadendo l'impegno dello Stato di Israele a garantire la libertà religiosa. Le autorità hanno, inoltre, fatto sapere di essere al lavoro per consentire nei prossimi giorni un accesso regolato ai luoghi santi. 

Negli ultimi giorni, hanno spiegato dall'ufficio di Netanyahu, "l'Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme" tanto che "in un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro". 

 

Il caso ha avuto vasta eco a livello internazionale. "La decisione della polizia israeliana di impedire al patriarca latino di Gerusalemme di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro la Domenica delle Palme costituisce una violazione della libertà religiosa e delle consolidate tutele che regolano i luoghi sacri", ha scritto su X l'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Kaja Kallas. "La libertà di culto a Gerusalemme deve essere pienamente garantita, senza eccezioni, a tutte le fedi", ha aggiunto Kallas, precisando che "il carattere multireligioso di Gerusalemme deve essere tutelato". 

Un divieto di difficile comprensione anche per l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. Si tratta, ha detto, di "una sfortunata forzatura che sta già avendo importanti ripercussioni in tutto il mondo". Dal momento che tutti i luoghi santi della Città Vecchia sono chiusi per motivi di sicurezza, legati ai raduni di massa, sottolinea, il provvedimento nei confronti dei rappresentanti della Chiesa cattolica appare sproporzionato. Le linee guida del Comando del fronte interno limitano gli assembramenti a un massimo di 50 persone e, secondo l'ambasciatore, i quattro rappresentanti della Chiesa cattolica rientravano ampiamente in tale soglia. 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato la decisione, parlando di una preoccupante violazione dello status dei luoghi santi e ribadendo la necessità di garantire il libero esercizio del culto per tutte le religioni. 

Per il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, si è verificato "un attacco ingiustificato alla libertà religiosa". "Il governo spagnolo condanna questo attacco ingiustificato alla libertà religiosa e chiede a Israele di rispettare la diversità di credo e il diritto internazionale. Perché senza tolleranza è impossibile convivere", ha scritto Sanchez su X, parlando di decisione presa "senza ragioni né motivi" e sottolineando la necessità di garantire il libero esercizio del culto e il rispetto delle diverse confessioni religiose. 

Anche la Casa Bianca conferma di aver espresso a Israele la propria preoccupazione in merito alla decisione della polizia israeliana. 

"Abbiamo espresso a Israele la nostra preoccupazione riguardo alla chiusura di questi luoghi sacri", ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, durante una conferenza stampa. 

"Desideriamo che i fedeli possano accedere a questi luoghi sacri. Naturalmente, la sicurezza è una priorità assoluta, ma comprendiamo che Israele sta lavorando alle misure di sicurezza per riaprire i luoghi durante la Settimana Santa, e di questo siamo grati", ha aggiunto.