RAPPORTO EURISPES 2026: gli agenti di commercio di fronte a un mercato più debole e a nuove sfide
Anche quest’anno il Rapporto restituisce il quadro di un’Italia attraversata da profonde difficoltà economiche, incertezze sociali e trasformazioni strutturali che incidono direttamente sul tessuto produttivo nazionale. Una fotografia che riguarda da vicino anche gli agenti di commercio, categoria che quotidianamente misura sul mercato gli effetti del rallentamento dei consumi, della pressione fiscale e delle nuove sfide legate alla trasformazione digitale.
I dati raccolti dall'Eurispes descrivono una situazione che non può non riflettersi sull'attività commerciale. Il 57,3% degli italiani ritiene che la situazione economica del Paese sia peggiorata nell'ultimo anno e quasi un cittadino su due (47,8%) teme un ulteriore peggioramento nei prossimi dodici mesi. Solo l'8,6% guarda al futuro con ottimismo.
Dietro questi numeri si nasconde un mercato caratterizzato da crescente prudenza negli acquisti, maggiore attenzione al prezzo e decisioni commerciali sempre più complesse. Condizioni che incidono direttamente sul lavoro degli agenti di commercio, chiamati a generare risultati in un contesto di domanda più debole e margini sempre più compressi.
Particolarmente significativo è il dato relativo alle famiglie italiane: soltanto il 24,4% riesce oggi a risparmiare, mentre il 62,1% arriva a fine mese con difficoltà e il 33,1% è costretto ad attingere ai risparmi accumulati negli anni precedenti per sostenere le spese correnti. Inoltre, il 60,2% degli italiani dichiara di rinviare acquisti ritenuti necessari.
Per chi opera nelle vendite questi numeri hanno una traduzione immediata: clienti più cauti, trattative più lunghe, riduzione degli ordini e crescente difficoltà nel trasformare i contatti commerciali in fatturato.
Il Rapporto mette inoltre in evidenza il progressivo indebolimento del ceto medio italiano. Secondo i dati richiamati da Eurispes, il potere d'acquisto del ceto medio si è ridotto di circa il 7,5% dal 2021 e la ricchezza netta delle famiglie italiane è diminuita del 5,5% nel periodo 2014-2024.
Si tratta di una tendenza che riguarda da vicino anche molti agenti di commercio, professionisti che operano prevalentemente in forma autonoma e che devono affrontare contemporaneamente l'aumento dei costi di esercizio, delle spese di mobilità, degli investimenti tecnologici e degli oneri fiscali e contributivi.
Gli agenti di commercio svolgono una funzione strategica per migliaia di imprese italiane, in particolare per le piccole e medie aziende che fondano la propria crescita sulla presenza capillare sul territorio.
I dati assumono particolare rilevanza per una categoria che, secondo le stime di settore, contribuisce all’intermediazione di circa il 35% del PIL nazionale. Gli agenti di commercio rappresentano infatti uno dei principali canali attraverso cui le imprese italiane raggiungono il mercato, sviluppano nuovi clienti e consolidano la propria presenza sui territori.
La centralità economica della categoria è spesso sottovalutata. Eppure gli agenti costituiscono una delle principali infrastrutture commerciali del Paese, mettendo in relazione produzione, distribuzione e clientela finale e contribuendo all’intermediazione di una quota rilevante della ricchezza prodotta in Italia. Quando rallentano i consumi e si indebolisce il tessuto delle piccole e medie imprese, l’impatto si riflette inevitabilmente anche sull’attività degli agenti e, più in generale, sulla competitività del sistema economico nazionale.
Anche sul fronte fiscale emerge uno dei dati più significativi dell'intero Rapporto: il 76,87% del gettito IRPEF è sostenuto da appena 11,6 milioni di contribuenti, mentre circa il 43% della popolazione non versa imposta sul reddito.
È un elemento che riporta al centro il tema della sostenibilità del lavoro autonomo e della necessità di una maggiore attenzione verso coloro che producono reddito, occupazione e sviluppo economico.
Accanto alle criticità emergono però anche importanti opportunità. L'Eurispes dedica ampio spazio alla trasformazione digitale e all'intelligenza artificiale, fenomeni destinati a modificare profondamente anche il settore delle vendite. Gli strumenti di analisi dei dati, i CRM evoluti, l'automazione di alcune attività amministrative e le nuove applicazioni dell'intelligenza artificiale possono aumentare la produttività degli agenti e migliorare la qualità del servizio offerto alle imprese mandanti e ai clienti.
La sfida consiste nel garantire che questa transizione sia accompagnata da adeguati percorsi formativi e da politiche che sostengano l'innovazione professionale, evitando che i relativi costi ricadano esclusivamente sui singoli operatori.
I dati del Rapporto Eurispes 2026 confermano dunque che gli agenti di commercio operano in un contesto economico sempre più complesso. Per questo motivo diventa essenziale rafforzare la rappresentanza della categoria e promuovere interventi capaci di sostenere il reddito professionale, ridurre il peso degli oneri fiscali e contributivi, favorire la digitalizzazione e valorizzare il ruolo strategico che gli agenti continuano a svolgere per la competitività delle imprese italiane.
In una fase storica caratterizzata da consumi deboli, incertezza e trasformazioni tecnologiche, la rete di vendita rappresenta ancora uno dei principali strumenti attraverso cui le imprese raggiungono il mercato. Difendere e valorizzare la professione dell'agente di commercio significa quindi sostenere una componente essenziale dell'economia nazionale.
